NUOVE TECNOLOGIE: OCCORRE UNA VISIONE SISTEMICA PER GOVERNARE LA SOCIETÀ POST-INDUSTRIALE

03.09.2008

di Salvatore Pappalardo*

Salvatore PappalardoPeriodicamente il dibattito politico si concentra sull’adozione della tecnologia quale risorsa risolutrice di problemi annosi. Ieri si è trattato dell’uso dell’informatica e della tecnologia dell’informazione nei processi di semplificazione e razionalizzazione dei servizi prestati dalla Pubblica Amministrazione (e-government ed e-democracy); oggi è all’ordine del giorno l’adozione dell’e-book quale strumento didattico in grado di attenuare l’effetto sui bilanci familiari del caro libri scolastici.

In realtà ciò di cui si avverte un’assoluta carenza è un impegno programmatico che trasformi in una visione “sistemica"?, saldamente governata dal potere politico, l’adozione delle nuove tecnologie in tutte le applicazioni organizzative, produttivo-distributive e burocratico-amministrative su cui si basa l’intera economia post-industriale.

Le considerazioni che verranno sinteticamente esposte nei punti successivi derivano da ricerche economiche effettuate da un piccolo “laboratorio"? costituito allo scopo di individuare nuovi prodotti e processi produttivo-distributivi, nonché nuovi modelli organizzativi e di businnes, basati esclusivamente sull’uso di professionalità, strumenti e infrastrutture appartenenti alla tecnologia digitale.

Del resto, i principi fondanti del trattato di Lisbona – che sancivano definitivamente la graduale sostituzione del capitale finanziario col “capitale umano"? in una economia basata sulla conoscenza – e l’ingente sforzo sostenuto dai governi fin dal 2001 per realizzare (attraverso la creazione e la diffusione territoriale di infrastrutture di telecomunicazione) la “convergenza digitale"?, pongono le basi per individuare le innumerevoli interrelazioni esistenti tra le varie aree applicative in cui si esprime il Trattamento Logico e Automatico del Bit.

In questa prospettiva, con l’individuazione di un nuovo settore trainante per lo sviluppo dell’economia, basato integralmente sull’uso della tecnologia digitale e di quella dell’informazione e della comunicazione, è infatti possibile disegnare e proporre nuovi scenari, caratterizzati da sistemi e sottosistemi socio-economico-culturali impensabili fino a poco più dello scorso decennio.

È tuttavia evidente che traghettare la società europea – e, più in particolare, quella italiana – verso modelli post-industriali, contraddistinti da linguaggi e strumenti del tutto inconsueti, richiede nuovi sistemi normativi e salda capacità di governo politico, senza i quali l’adozione dei processi che fanno riferimento al Trattamento Logico e Automatico del Bit, ancorchè limitata a poche aree applicative, potrebbe provocare conseguenze traumatiche, se non addirittura controproducenti, sugli assetti di gran parte del tessuto socio-economico del Paese.

Per converso l’assunzione di una precisa responsabilità politica nell’affrontare con la necessaria gradualità, la scelta dei “nodi"? che collegano, interrelandoli, i diversi “sottosistemi"?, comporta di per sé lo sviluppo del nucleo centrale di un programma di governo attraverso cui sia più agevole, tra l’altro, realizzare l’indispensabile canale di comunicazione tra l’attuale classe dirigente e coloro che, un giorno, dovranno sostituirla.

Nell’ultimo ventennio del secolo scorso si sono concretamente consumati gli epigoni di ideologie che hanno pervaso la storia e le vicende umane fin dalla fine del diciottesimo secolo; tuttavia la classe politica e i partiti che la rappresentano non sembrano essere riusciti a “storicizzarsi"? e a superare una fase che più che di transizione sembra aver prodotto vere e proprie “mutazioni genetiche"?, caratterizzate, da un lato, dalla recrudescenza dei peggiori istinti antimodernisti e di restaurazione e, dall’altro, da un progressivo quanto pericoloso sfaldamento della società.

Quest’ultima nel suo complesso e i giovani in particolare esigono una crescente partecipazione senza la quale si avverte, a tutti i livelli in cui si articola uno Stato fondato su principi di rappresentanza democratica, il diffondersi costante di un disagio che appare imputabile anche all’esiguità di proposte realmente alternative che siano basate su contenuti e vengano espresse attraverso quei linguaggi che si vanno diffondendo ed imponendo in maniera sempre più pressante.

(*) Presidente della GIANO S.r.l.