MANIFESTO DELLA NUOVA COMUNICAZIONE

Lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione, unitamente alla privatizzazione delle imprese di telecomunicazione, nonché all’esprimersi della multimedialità, ha posto il bene-informazione al centro della profonda rivoluzione socioeconomica che, partita negli anni ’70, con accelerazione crescente negli anni ’80, è esplosa nell’ultimo decennio dello scorso millennio. Questo fenomeno ha interessato il mondo della produzione industriale e dei servizi, al punto da decretare il definitivo tramonto di interi settori sino a ieri considerati primari (tanto per esemplificare, l’industria estrattiva e quella siderurgica), e di modelli organizzativi e gestionali cui si erano adeguate tutte le attività imprenditoriali, indipendentemente dal settore di interesse e dalle dimensioni dell’impresa. Di conseguenza il bene-informazione e la sua velocità di circolazione (non più misurata in giorni e/o ore e minuti, bensì in secondi e nanosecondi) hanno creato non poche trasformazioni negli stessi modelli organizzativi delle istituzioni statuali, determinando la nascita di nuovi centri di potere e vere e proprie rivoluzioni nei modelli comportamentali di intere categorie.In questo contesto è accaduto che la tecnologia (soprattutto quella dell’informazione), abbia sopravanzato la stessa capacità di adattamento di coloro che avrebbero dovuto esserne i principali fruitori, con relative e traumatiche conseguenze sul mantenimento di equilibri ed armonie all’interno dei mercati. Esemplari, per tutti, i mercati finanziari, quelli della comunicazione pubblicitaria, più genericamente quelli dell’informazione in senso stretto (attività editoriali, tradizionali e radiotelevisive).

La pressoché totale copertura dell’intero territorio nazionale di infrastrutture telematiche ha anche evidenziato, però, la carenza di Service Providers "completi" che, identificati disagi e bisogni, determinati nella società del terzo millennio dalla "rivoluzione culturale permanente" (innescata dal suddetto sviluppo dell’ Information and Communication Technology), abbiano predisposto e continuino ad affinare strumenti, prodotti e servizi destinati al soddisfacimento di tali necessità.

L’impiego del Web è ancora insufficiente, tuttora poco e male utilizzato, sia dalle imprese che dalle famiglie, come emerge dagli studi dell’ OCSE, di Federcomin, del Club dei Distretti Industriali.

Il tutto ulteriormente confermato dalla relazione presentata nel marzo 2001 dalla X Commissione Industria sullo stato di diffusione della tecnologia dell’informazione nel nostro paese.

C’è però, fortunatamente, anche la recente disciplina a tutela delle opere dell’ingegno, che rafforza la capacità di penetrazione di prodotti e di servizi immateriali, veicolabili dai DB CENTER agli utilizzatori finali attraverso il web.

Per contro è evidente l’assoluta carenza di network territoriali, diffusi in misura sufficientemente capillare da garantire quella funzione di cerniera tra territorio e rete, indispensabile per assicurare un costante, rapido ed articolato circuito informativo sia a chi organizza la rilevazione sistematica dei dati elementari e ne cura la gestione, l’aggiornamento e la trasmissione, sia all’utenza finale.

ECCO QUINDI UN PROGETTO ARTICOLATO…

…un sistema complesso che, pur presentando un elevato grado di modularità realizzativa, tende a costruire un nuovo modello di editoria che:

· Assolva unitariamente il maggior numero di funzioni a tutt’oggi appannaggio esclusivo di un ingente numero di consolidate attività editoriali (dalla musicale alla libraria, dalla tradizionale giornalistica a quella radio televisiva), contemporaneamente levatrici e figlie dell’industria del supporto e, specie nell’ultimo trentennio e fino all’attuale compiuta globalizzazione, di quella delle telecomunicazioni.

· Adotti la rete nelle varie possibilità di accesso come veicolo unico dei contenuti informativi.

· veda coinvolto il maggior numero di risorse umane nella costruzione e gestione di reti territoriali. Queste reti saranno infatti costituite da imprese assolutamente autonome (in ordine alla proprietà, ai modelli organizzativo-gestionali adottati ed alle politiche dei prezzi praticate), ma apparterranno allo stesso network attraverso l’adozione del medesimo know-how, nonché l’acquisizione dei diritti di sfruttamento di un medesimo marchio.

· Accresca, nel tempo, la propria presenza territoriale implementando le varie reti del network di risorse umane culturalmente formate e numericamente commisurate alle esigenze del mercato. Un mercato di cui è sempre più indispensabile intercettare i fabbisogni per personalizzare le risposte, se non addirittura ad personam, almeno per il maggior numero possibile di categorie omogenee di utente.

· Contribuisca – mediante nuovi format distributivi basati su cyberstores di vendita on demand di prodotti multimediali – alla diffusione culturale del corretto uso del web presso gli strati più ampi in cui si articola la società del terzo millennio. Tali cyberstores dovranno poter fornire all’utente qualsiasi tipo di prodotto di net publishing on demand.

· Fornisca, prima di tutto, ogni forma di assistenza nella scelta dei percorsi di navigazione attraverso i propri database, e, poi, sull’intera rete, mediante i motori di ricerca più idonei a velocizzare, precisare, ed eventualmente aggiornare automaticamente la ricerca. Tutto ciò vale per tutte le informazioni trasferibili via web e riproducibili localmente su qualunque tipo di supporto. In questa prospettiva, data l’ampiezza del bacino di utenza potenziale ma, soprattutto, i fabbisogni informativi di una società sempre più globalizzata e, proprio per questo, sempre più gelosa conservatrice delle proprie radici etnico-culturali, è opportuno parcellizzare al massimo il territorio affidato ai vari network. Saranno essi a fungere da cerniera tra territorio e rete telematica, divenendo lo strumento indispensabile per avviare e sviluppare qualunque modello di net publishing.

Il nuovo modello di impresa editoriale si propone, quindi, di sintetizzare nella propria mission differenti patrimoni conoscitivi: dell’esperienza professionale maturata nel mondo del sociale, del marketing research, della distribuzione, dell’elaborazione delle strategie d’impresa, della formazione, dell’amministrazione aziendale e delle tecniche di vendita. Il tutto per arrivare ad una struttura letteralmente bifronte, i cui occhi siano rivolti tanto al mondo della tecnologia dell’informazione (informatica, telematica, editoria elettronica, musicale, comunque multimediale), quanto a quello dei fruitori dei prodotti di questo mondo, siano essi persone singole, professionisti, operatori economici o imprese., nonché regioni, province, comuni, enti locali, ecc. Questi ultimi, inoltre, interpreti istituzionali della recente normativa sull’e-government.

Anche nella componente distributiva la finalità del progetto è peculiare: i sistemi di commercializzazione adottati il cui target di riferimento si sposta dalle varie categorie di consumatori al "territorio", non appaiono più come mero prolungamento verso il mercato del mondo produttivo dell’ infomation technology, bensì un prezioso strumento di costante interazione tra produzione e consumo di informazioni.

A questo proposito ci sembra quanto mai importante citare proprio le recenti dichiarazioni di Jeremy Rifkin (Cultura e identità nella società globale" Cadenabbio, settembre 2001), che propone una ragionata opposizione alla globalizzazione tout court:

«…C’è da capire, finalmente, che alla base del capitalismo non ci sono il denaro, il commercio, l’industria, ma la cultura… il primato, per me, non l’ha l’economia, ma la cultura. Do ragione a quello che si chiama materialismo culturale, un metodo elaborato anche da alcuni antropologi come Leslie White. Di questo dunque, abbiamo bisogno: di promuovere culture, di farle interagire e brillare. Altro che succhiarle via, soffocarle, omologarle come avviene ora. Abbiamo più bisogno di un’organizzazione mondiale della cultura. E la cultura – è il mio messaggio – appartiene alla società civile, a tutti noi, è la terza gamba del paesaggio sociale e politico: sta al centro, fra il governo da una parte e la libera economia dei privati dall’altra. Occorre bilanciare. Questa è la parola chiave bilanciare. Metter in equilibrio globalizzazione e localismi, realtà e culture locali».

Tornando al progetto in questione, è evidente che, quando parliamo di informazioni trasferibili via web ci riferiamo, in pratica, a quella diffusione della cultura che sia non soltanto on demand (e, cioè pura consultazione o quasi), ma anche attiva partecipazione, scambio di scoperte e di considerazioni, insegnamento più o meno cosciente, tutto ciò, insomma, che può contribuire a far diventare la stessa cultura un bene comune, da condividere, da tramandare (perché no?) e su cui fondare le comunità dell’era della conoscenza. Soprattutto, però, in totale libertà, fatta anche dall’apporto, magari inconscio, di chi non ha mire economiche (almeno non soltanto o non immediate), ma solo l’esigenza di contribuire a costruire un vero… ARCHIVIO DELLA MEMORIA.

Prima edizione 2000, aggiornamento 2001